RACCONTI TERRESTRI E LUNARI
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- 1 gen
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L’arte è l’arte
L’allievo finì il quadro nella bottega del maestro.
“Bene, disse quest’ultimo, senza mostrare alcuna emozione, fatti da parte”.
L’allievo fece un passo indietro e rimase a guardare il maestro che apponeva la firma sull’opera. Un bel svolazzo. Invidiabile. Mentre il maestro rimirava la sua firma, bussarono alla porta.
“Giusto in tempo” commentò costui.
L’allievo andò ad aprire la porta ed entrò una vecchia matrona ingioiellata e imbellettata che fu ricevuta con un inchino dal maestro sorridente.
C’era un’atmosfera sussiegosa, ed esisteva una sorta d’intesa fra i due personaggi. L’allievo, in disparte, s’era messo nella posizione ideale per ammirare l’opera. Era una Madonna benedicente che sembrava interessata a redimere tutto il mondo. Forse era andato troppo oltre le indicazioni del maestro, ma chi se ne accorgeva, chi se ne rendeva conto?.
La matrona rimase contenta del risultato. Si avvicinò più volte al quadro e si soffermò sulla veste della Madonna. Pareva incantata da quell’azzurro. Si complimentò con il maestro e, non contenta, si rivolse anche all’allievo con le seguenti parole:
“Queste sono cose sublimi che solo una grande mano può realizzare”.
“Ma una grande mano richiede un grande studio, una grande esperienza” incalzò il maestro.
“Chi ha oggi la voglia di studiare, di sudare per l’arte? I giovani hanno fretta, vogliono tutto e subito. Caro giovanotto, lei ha una grande fortuna. Ha un maestro di fronte a sé. Ma ne segue le raccomandazioni? In cuor suo sente di poter arrivare vicino a tanta bellezza?.
La domanda era stata fatta per non avere risposta. D’altro canto, che avrebbe potuto rispondere? C’era una certa differenza fra il suo modo di vedere le cose e lo stile del maestro. Un occhio responsabile avrebbe capito facilmente che non si trattava della solita opera pseudo-magistrale. Va bene per l’azzurro e pure per il rosso, ma le linee erano sicure e andavano a formare un disegno parlante, a differenza delle solite opere mute, gongolanti della brillantezza dei colori e della preziosità del soggetto scelto (alla moda). Pazienza se il suo sviluppo rimaneva a metà. Il contenuto intellettuale, che l’arte reclama a gran voce, latitava alquanto nei lavori del maestro. E si parla proprio di lavori, come se in fondo avessimo a che fare con un artigiano, non con un artista vero e proprio. L’allievo voleva diventare un artista serio a costo di vendere l’anima.
La matrona pagò e andò via soddisfatta. L’allievo s’aspettava dal maestro qualche osservazione incoraggiante. Aveva lavorato duro, si era impegnato come mai. Sollecitò, alla fine, quell’essere che riteneva di essere superiore a tutti e a tutto
“Mi sembra sia andato tutto bene”.
“Siamo stati fortunati. Ma non prenderti più certe licenze. Non voglio che il cliente sospetti qualcosa”.
Qualcosa? Cioè che era un genio (o quasi) per davvero?
Dario Lodi

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