GLI OMONIMI DEL JAZZ
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quei musicisti che cavalcarono i palcoscenici del jazz avendo lo stresso cognome che è salito all’olimpo per alcuni e nell’oblio per altri.
I Webster


Continuando la ricerca fra gli omonimi, siamo scesi sulla parte bassa dell’alfabeto per non avvantaggiare solo gli A…llen, B..aily, C…ole etc…ed abbiamo trovato gli Webster, cognome in voga fra i proseliti del jazz.
Siamo nell’America dei primi 25 anni del '900
La prima decade del 1920 chiamata da molti storici "La Nuova Era" rappresenta il fulgore dell’economia spinta dalla prima guerra mondiale. Prima del 1917, anno in cui gli Stati Uniti entrarono nello scontro, l'opinione pubblica americana era profondamente divisa: i gruppi anglosassoni premevano per un rapido schieramento con Inghilterra e Francia, mentre il blocco di origine tedesca faceva leva sul ricordo della guerra civile per la neutralità dello stato. Dopo il 1918, alla fine della guerra, Germania, Francia, Inghilterra, Russia e tutti gli altri paesi del Vecchio Continente si trovarono dinanzi ad un salatissimo costo in perdite economiche e in vite umane; gli Stati Uniti invece risentirono di una perdita minima e quando i militari americani tornarono alle loro case non trovarono nulla da ricostruire ma trovarono centinaia di possibilità per un futuro tutto da inventare. Che provocò un benessere inaspettato.
Il boom era formato da tre fattori importantissimi:1) Nuovo Macchinari2) Nuove e più efficienti industrie3) Processo di standardizzazione dei prodotti di consumo di massa
La standardizzazione dei prodotti di consumo di massa lpermetteva una specializzazione e quindi un costante miglioramento dei mezzi di produzione, la produzione aumentava in quantità e qualità in maniera costante, da qui un progressivo abbassamento dei costi ed un costante aumento dei salari che generò così un aumento della domanda, creando quel fenomeno che dagli economisti moderni è chiamato: consumismo.
Questi anni furono chiamati “anni ruggenti”.
Negli anni venti la musica non fu solo un fatto culturale ma fu per molti un modo di vivere e per tutta l'America fu un epoca: la “Jazz Age”. Dopo la guerra di secessione gli schiavi neri resi liberi, si trasferirono dalle campagne alle città, portando con se non solo i prorpi averi, ma anche il loro bagaglio culturale. Nelle città abbiamo così l'evoluzione della "musica nera", dal Blues dei campi di cotone al Jazz dei locali da ballo delle grande città. Il successo del jazz è testimoniato da vari fattori:1) nascono numerosi gruppi jazzisti bianchi; questo fenomeno era già iniziato prima della guerra ma negli anni venti il numero di queste orchestre cresce sensibilmente, sopratutto a Chicago;2) il jazz non viene suonato solo nei locali dei ghetti neri come Harlem a New York ed il South Side di Chicago, molti teatri ospitano i più famosi gruppi jazz segno che "la musica venuta dal sud"attirava un folto pubblico che costituiva un buon affare per gli impresari;3)si inizia ad incidere i primi dischi di musica jazz; con l’esplosione dei race records, ossia dischi della razza, destinati al pubblico di colore.All'inizio degli anni venti abbiamo l'epoca d'oro del jazz, blues e rag-time e l'affermarsi dei grandi solisti come: Scott Joplin, Louis Amstrong, Gertrude "Ma" Rainey, Elizabeth "Bessie" Smith, Porter Granger, Joe Williams, Fletcher Henderson.
In questo contesto vedevano la luce i nostri Webster.
Paul Frank Webster nasceva in quegli anni a Kansas City, precisamente il 24 Ottobre 1909 e sfruttò il periodo d’oro.
Frequentò la Fisk University e si diplomò in tromba.
Suonò nel ‘27 con Bennie Motem, Gorge E. Lee e Andy Kirk, dal ’35 al ‘42 fece parte dell’orchestra di Jimmie Lunceford e dal ’44 al ’52 con quella di Cab Calloway e dal ’52 al ’53 con Charlie Barnet
Valente musicista swing, emergeva nei soli per via di quelle note acute ben riconoscibili nelle incisioni di Organ grander swing, Annie Laurie, For dancers only.
Freddie Webster- 1917 Cleveland (Ohio) – 1947 Chicago (Illinois) Trombettista negli anni ’40 militò per lungo tempo nell’orchestra di Tadd Damerun, una tromba decisamente moderna per quel tempo.
Webster aveva un suo gruppo e fu attivo in Ohio prima di trasferirsi a New York, dove iniziò a lavorare per Benny Carter, Cab Calloway, Earl Hines, Jimmie Lunceford e altri, accompagnando anche la cantante Sarah Vaughan e incidendo due versioni del suo brano Reverse the Charges. In poco tempo si fece valere come uno dei giovani leoni della tromba della scena bop
Promettente trombettista dell'era bebop, fu elogiato sia da Dizzy Gillespie che da Miles Davis che lo cita come uno dei suoi compagni dei suoi primi anni a New York che lo influenzò a tal punto di volerlo imitare,
Scomparve ad appena trent'anni, stroncato da un attacco di cuore durante un tour a Chicago, nella sua stanza all'Hotel Strode. Secondo Miles Davis, ed altri, la sua morte fu provocata da una dose avvelenata di eroina che Sonny Stitt avrebbe passato a Webster. Stitt, a sua volta, l'avrebbe avuta da qualcuno che voleva vendicarsi di lui, sempre per questioni di droga. Chi lo sentì dal vivo afferma che dalle poche incisioni che rimangono è quasi impossibile farsi un'idea della bravura di questo sfortunato musicista.
Ben Webster – 27/2/1909 Kansas City – 20-9-1973 Amsterdam
Dopo aver studiato piano e violino, imparò a studiare da solo il sax con l’aiuto di Bud Johnson che gli insegnò i primi rudimenti del sassofono tenore.
Debutta, proprio come pianista, con le orchestre di Rusty Nelson e Dutch Campbell.
Nel 1930 con la «Young Family Band», Ben inizia la sua attività di sassofonista insieme ad alcuni membri della sua famiglia e altri musicisti, tra i quali anche W.H.Young e suo figlio Lester YoungNel 1931 lo troviamo tra le file dell'orchestra di Bennie Moten, insieme a Count Basie - dove si fa apprezzare per gli assolo nelle esecuzioni di Lafayette (1931) e Moten Swing (1933). Nel 1934 passa a quella di Fletcher Henderson e successivamente suona con Benny Carter, Cab Calloway e con la Teddy Wilson Big Band, collaborazioni di vita brevissima.
Il 1940 diviene il più importante anno per Ben, assume il ruolo solista dell'orchestra di Duke Ellington nella quale si fa notare con i brani Cotton Tail, All Too Soon e Chelsea bridge. Il suo contributo alla band di Ellington (assieme a quello del bassista Jimmy Blanton) è fondamentale, tanto che la formazione in quel periodo viene ricordata come la Blanton–Webster band.
Nel 1943 causa il carattere litigioso del duca, si interrompe la collaborazione con l’orchestra di Ellington,con cui comunque avrà l’occasione di suonare nel ’48 e nel ’71.
Sempre durante gli anni quaranta Webster frequenta l'ambiente della 52a strada a New York e forma un proprio gruppo. Registra numerose incisioni sia come solista che a nome altrui.
Il ’53 è l’anno del Jazz at the Philharmonic, la serie ideata dal produttore discografico Norman Granz con l'orchestra di Count Basie registrati e pubblicati su disco per le etichette Clef Norgran e soprattutto Verve Records costituendo una cospicua e importante testimonianza di quel filone che successivamente verrà etichettato mainstream.Nella seconda metà degli anni cinquanta, Granz organizza un’altra serie di importanti incontri in studio. Nel 1956, con Art Tatum una delle più riuscite sedute della serie The Art Tatum Group Masterpieces, nel dicembre 1957 lo affianca a Coleman Hawkins e Oscar Peterson al pianoforte per il disco Coleman Hawkins Encounters Ben Webster, oggi considerato tra i classici del mainstream jazz.
Nel 1959 per un'altra riuscita registrazione Ben Webster Meets Oscar Peterson, successivamente, con Roy Eldridge alla tromba, Coleman Hawkins e Budd Johnson al sassofono tenore, Jimmy Jones al pianoforte, Ray Brown al contrabbasso e Jo Jones alla batteria registra il riuscitissimo, anche grazie alla presenza di una sezione ritmica staordinaria, Ben Webster and Associates
Negli anni sessanta il vecchio continente rappresenta, la meta privilegiata non solo da Webster, ma per molti altri jazzisti statunitensi.
A partire dal 1965 si stabilisce a Copenaghen e partecipa nel 1967 al noto festival Moldejazz in Norvegia Successivamente si trasferisce ad Amsterdam, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita. Viene sepolto, insieme a molti altri personaggi celebri, nell'Assistens Kirkegård, il monumentale parco-cimitero di Copenaghen, nel quartiere di Nørrebro.
Ha influenzato con il suo stile molti sassofonisti tra i quali: Lew Tabackin, Scott Hamilton, Bennie Wallace, Archie Shepp, David Murray.
Giovanni Sessa

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