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BACH - IL DOGMA E LA PIETAS



Johann Sebastian Bach: il dogma e la “Pietas”


Lutero, con la Riforma, aveva spogliato il culto cattolico di tutti quegli orpelli basati sull'incremento del mercato delle indulgenze, voluto dalla Chiesa di Roma. Il culto luterano era ridotto a tre elementi: il crocefisso (la passione di Gesù), i testi sacri (la parola testamentaria ) e l'organo (la musica). Martin Lutero aveva provveduto personalmente, sin dall'inizio della sua opera riformistica, a creare un repertorio di canti in lingua tedesca da cui attingere durante la liturgia. Il canto assembleare dei fedeli, dopo l'ascolto della lettura e del commento delle "scritture", era considerato elemento fondante, secondo un principio risalente a Sant'Agostino in cui "cantare significa pregare due volte". La linea guida di Lutero, nel canto liturgico,    presentava alcune differenze sostanziali rispetto a quella cattolica: la sostituzione del latino con il tedesco e l'abbandono di melodie “gregoriane a favore del folklore locare.

Johann S. Bach rappresenta quel concetto di "genio", considerato nel periodo anteriore alla rivoluzione francese come sintesi delle conoscenze di un'epoca. Bach nasce all'interno di una dinastia di musici che avevano svolto, sia pur marginalmente, un ruolo di "prestatori d'opera" nella Germania settentrionale. Lui stesso si sentiva un continuatore di questo ruolo in cui non vi erano particolari distinzioni fra la musica sacra e quella rivolta allo svago di corte: tutto dipendeva dallo stato sociale ( religioso o aristocratico ) dei suoi committenti. L'immagine di un Bach devoto alla sola musica sacra è falsa: il musicista tedesco si rivolgeva di volta in volta ai datori di lavoro che gli fornivano maggiori possibilità di sussistenza. La sua preferenza andava all'ambiente più aperto delle corti tedesche, dove poteva svolgere un ruolo di maggior approfondimento e sviluppo di nuove tecniche . L'unico difetto delle corti aristocratiche era la brevità degli incarichi o il cambiamento repentino delle condizioni economiche che costringevano il musicista a cercare velocemente nuovi impieghi. Bach non amava spostarsi e preferiva una vita stanziale. La Chiesa luterana non rappresentava un ripiego ma un diverso motivo di stimolo. I suoi incarichi nell'ambito ecclesiastico si erano svolti principalmente ad Amburgo, Lipsia e Dresda. Queste metropoli, al di là dell'attività nelle cattedrali, gli davano la possibilità di vivere in una società cosmopolita, dove erano presenti centri universitari e dove si potevano incontrare artisti in viaggio attraverso l'Europa. Col passare del tempo, si era formata una nuova mentalità religiosa, il Pietismo, il cui scopo era quello di mitigare l'eccesso di austerità della Riforma. Il Pietismo ebbe il merito di rendere più umano e vicino alle esigenze delle persone lo spirito protestante. Bach stava dalla parte dell'ortodossia luterana per il semplice fatto che questa garantiva sicurezza alla cultura musicale. Il successivo assorbimento di questa concezione ( il Pietismo ) all'interno della Riforma ha finito con il produrre dei vantaggi anche nella musica : la pratica del coro a voci miste ( maschili e femminili ). Come la chiesa cattolica anche i luterani non gradivano l'inserimento delle voci femminili nel coro, adottando l'uso dei "falsettisti" ( cantanti capaci di prendere le note pù alte, tipiche del registro femminile ) e delle voci bianche. Il coro a quattro voci ha permesso a Bach di costruire il suo edificio sonoro in una distribuzione perfetta fra i timbri. Anche la teoria degli affetti – tipica del barocco – ha realizzato la mediazione pietistica nella “musica figuralis “ di Bach, dove si volevano descrivere, con mezzi armonici, le emozioni presenti nelle “scritture”. La confessione luterana, come anche la chiesa romana, aveva l'abitudine di celebrare la Pasqua con un genere musicale chiamato Passione, dove venivano drammatizzate le ultime ore di Cristo. Con la “Passione secondo Matteo” viene eretto un esempio definitivo del genere stesso. Il progetto iniziale di “musica figuralis” ( svolto anche in campo profano ), tramite l'adozione della teoria degli affetti, l'arricchimento armonico ( l'utilizzo della scala cromatica di dodici suoni) fanno di questa opera il capolavoro di Bach e la sintesi di tutte le sue esperienze.

Il corale conclusivo “Buona notte mio Gesù” è l'epigrafe di un pensiero in cui il dogma trova spiegazione naturale nei sentimenti umani. Il Pietismo permetterà alla musica di Bach di superare l'astrattezza dogmatica a favore di una verità terrena più semplice da esprimere.


(Sergio Mora)






 
 
 

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