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RACCONTI TERRESTRI E LUNARI

LA CARITA'


I due anziani, sentirono bussare alla porta. Era un bussare discreto, ma insistente e nel silenzio della notte infastidiva. La villetta era isolata e Armando, che la sapeva lunga, pensò bene di prendere delle precauzioni, prima di aprire. Fosse stato per lui non sarebbe neppure sceso, ma la moglie diceva che bisognava vedere chi fosse, altrimenti non avrebbe ripreso sonno. L’uomo borbottò, ma eseguì. Aprì prima il cassetto del comodino ed estrasse una grossa pistola.

“Ma che fai?”. Chiese la moglie.

“Non si sa mai”, Rispose Armando.

“Con quella rischi di farti male”.

Il marito era molto magro, faceva fatica a stare in piedi. Sparare con quella specie di cannone, l’avrebbe fatto cadere a terra, non certo con felici conseguenze.

Armando scese le scale, attaccandosi al corrimano e fu finalmente davanti alla porta, continuamente battuta. Aprì e alla luce della luna vide un vecchio come lui, ma assai più malandato, che con voce fioca gli chiese del pane.

“Hai aperto?”. Chiese la moglie da sopra.

“Sì, ho aperto”.

“Chi è?”.

Il nuovo venuto rispose:

“Mi chiamo Armando, signora”.

“E cosa vuole questo Armando?”.

“Vuole del pane”. Rispose il marito.

“A quest’ora?”.

“Tutte le ore sono buone per fare la carità”.

“Va beh, se si accontenta c’è del pane ammuffito, ma forse qualche pezzo è solo raffermo”.

“Sarebbe molto per me”.

La donna aggiunse che sarebbe scesa e l’avrebbe cercato in cucina. Forse era fra i rifiuti. Quel poveretto era stato fortunato, il giorno dopo avrebbero ritirato l’immondizia.

Il nostro Armando non avrebbe voluto perdere altro tempo. Non sapeva come impiegarlo. Fare entrare il poveretto, neanche a parlarne. Meglio scrutarlo, indagarlo a pelle. Non gli piaceva. Aveva la pelle del viso butterata, il naso grosso e storto, gli occhi piccoli e furbi. L’altro Armando si mise a singhiozzare e tentò di abbracciare il suo salvatore. Sentitosi contaminato, il nostro Armando mise mano alla pistola e sparò. Sparò a caso, ma un volere arcaico fece indirizzare la pallottola proprio al cuore del poveretto, ovvero uno scocciatore, magari pericoloso. Si udì un gran botto. La moglie, accorsa con il pane ammuffito in mano, vide il marito lungo disteso sul pavimento, dolorante. Armando si teneva una gamba e si lamentava. Temeva che l’anca si fosse incrinata. L’altro era indietreggiato di una decina di passi ed era finito in un roseto. Ad occhio e croce era morto stecchito. Alla luce della piccola pila che la moglie aveva portato con sé, non si capiva bene. La donna inquadrò più volte il corpo, che era immobile, ma il viso era rivolto verso il basso. Meno male perché lei era un tipo impressionabile. Poi vide … ma quello è sangue, sangue sui miei fiori!

Rientrò in casa ed esclamò al marito:

“Le rose sono andate, le ha rovinate tutte!”.

L’inchiesta fu rigorosa. Si chiesero, innanzi tutto, perché quel tizio fosse entrato nella proprietà del nostro Armando a quell’ora di notte. Il cancelletto d’ingresso era aperto perché, come spiegò la moglie, i due erano fiduciosi verso il prossimo (in realtà, avevano dimenticato di chiuderlo). Invece, quello li aveva spaventati, senz’altro avrebbe voluto derubarli e magari violentare lei. Ecco la reazione del marito. Una reazione istintiva e comprensibile. Caso chiuso in fretta.


Dario Lodi



 
 
 

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