GLI OMONIMI DEL JAZZ
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- 6 gen
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quei musicisti che cavalcarono i palcoscenici del jazz avendo lo stresso cognome che è salito all’olimpo per alcuni e nell’oblio per altri.

I WATERS

Ethel Waters- 31 ottobre 1896, Chester, Pennsylvania, - 1 settembre 1977, Chatsworth, California, USA
A causa di una silhouette alta e sottile fu soprannominata Sweet Mama Stringbean, e nonostante fossero i tempi in cui la “shouter” per eccellenza era considerata Bessie Smith, il modo di cantare i blues di quel fagiolino, intimo e chiaro, sommesso ma tuttavia palpitante fu accolto con entusiasmo da un pubblico abituato a un’emotività a “tinte forti, rauche”. Si capì subito che non poteva essere una concorrente della grande Bessie, ma percorrerà una via a sé stante.
Dal 1921 Ethel lasciò ricche testimonianze al fianco di jazzmen come Joe Smith, Benny Goodman, Tommy Dorsey, il suo fraseggio elegante e modulato finemente si accostava ad una limpidezza e dizione perfetta.
Per la sua preziosa dinamica e flessibilità interpretativa rappresentò il primo vero modello di cantante popolare moderno capace di coniugare, il jazz con il blues “classico” e il “bianco e nero” vaudeville.
Aveva la capacità di leggere ed interpretare una canzone, penetrando con creatività nel lirismo, famose sono le sue Am I blue, Don’t blame me, Don’t talk about me when I’m gone, Stormy weather.
Si racconta che Fletcher Henderson assunto come arrangiatore, trascrittore per la casa editrice di William Handy e Harry Pace la incontrò nel 1921 per una audizione..
Nella sua biografia, Ethel ricorda il primo ingresso nella neonata casa discografica e il suo incontro con Henderson:”l’ufficio della Black Swan era, credo, nell’appartamento del proprietario, quel giorno, trovai Henderson che si dava molta importanza…si discusse a lungo se io dovessi cantare canzoni popolari o culturali. - il dilemma si spiega: Pace era l’unico editore negro di dischi e non sapeva decidere se venire incontro ai gusti dei suoi fratelli che volevano elevarsi, per quanto possibile i bianchi, oppure di quelli che più semplicemente volevano sentire le canzoni dei luoghi da cui provenivano.
Optarono per la prima e fu un grande successo; capendo di avere fra le mani una vera stella iniziarono una lunga tournee dall’est al sud.
Il successo travolse Ethel Waters, ma non Pace che quando decise di seguire la sua seconda opzione ed andare incontro ad una musica più nera, chiuse.
Nel 1933 dà uno spettacolo favoloso al Cotton Club insieme a Duke, Ellington, seguito dallo struggente “Happines is just a thing called Joe” rimangono strettamente legati nella memoria, alla sua voce.
Interprete completa, ha esercitato sia a Broadway che a Hollywood (memorabili furono le sue prove in Cabin in the sky e In the member of the wedding rispettivamente del ’43 e del ’52)
Anche come attrice si è parlato di un talento con una straordinaria sensibilità drammatica in un misurato, personale equilibrio tra pathos, umorismo, commozione e vitalità.

Benny (Benjamin) Waters - 23 Gennaio, 1902 a Brighton, vicino Baltimore, Maryland; - 11 Agosto 1998 in Columbia, Maryland)
Cominciò a suonare l’organo, poi passò al clarinetto e successivamente al sassofono. Fece parte del primo gruppo nel 1918, si chiamava Charly Miller's band.
Nel ’22 entrò nel New England Conservatory of Music dov diede lezioni a Harry Carney.
Dal ’26 al ’31 lavorò con Charly Johnson e poi raggiunse alti livelli suonando con King Oliver, Fletcher Henderson, Claude Opkins ed altri. In questi anni, molte le incisioni con King Oliver e Clarence Williams.
Nel ’41 suonò con la famosa orchestra di Jimmy Lunceford, dopo di chè formò una sua band con cui si esibiva al “Red Mill” di New York, poi per quattro anni in California.
A partire dal ’52, per venti anni, visse e suonò a Parigi dove nel 1996 ricevette la legion d’onore dal ministro della cultura, dopo di chè continuò imperterrito le proprie performance, una delle carriere più longeve che il jazz conosca.
Ecco la testimonianza di Lino Patruno in proposito:“ Incontrai Waters (sassofonista che nel ’28 suonò con l’orchestra di Joe “King” Oliver a Chicago e a New York) a Nizza negli anni ’70 e lo invitai verso la fine degli anni ’90 al Festival di San Marino con il suo quartetto. Venne e suonà anche se era pressoché cieco. Scomparve poco tempo dopo nel 1998 all’età di 98 anni”.
Giovanni Sessa





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