top of page

ASCOLTARE CON LA PROPRIA TESTA

Alberto Mattioli: Il loggionista impenitente, Garzanti, maggio 2025, pp.368, euro 19,00


Dopo la prova superlativa di “Gran Teatro Italia” Mattioli torna alla ribalta letteraria con una propria formidabile antologia personale composta da articoli di recensione teatrale e programmi di sala.

La caratteristica principale di questo notevole giornalista è il gusto per l’analisi sociologica dell’evento musicale tramite un linguaggio molto speziato, nutrito di profonda ironia e capacità di andare oltre lo stereotipo critico più ovvio.

I maggiori scrittori di musica, come il grande Montale e l’indimenticabile Eugenio Gara, hanno sempre adoperato l’acume scientifico accanto all’osservazione salace, capace di rivelare l’ovvio, ossia le nudità più impertinenti, come nella favola di Andersen, sottraendo il mestiere del recensore alle “forche caudine” di crociana memoria.

Eppure, come nell’inossidabile Estetica di Croce, il buon senso determina sempre la differenza meno scontata fra il “bello ed il brutto”, entrando nel merito di cosa oggi possa definirsi “bello” e “brutto”.

Come nelle note di colore degli scritti di Arbasino, Mattioli eredita non solo il “plurilinguismo” di una cultura ampiamente globalizzata ma anche una morale non imbalsamata ma coerente con i tempi.

Il peggior peccato dei nostri teatri è quello di non saper guardare al mondo esterno, pensando di essere i portatori di una verità ormai auto-certificata dal passato.

La carrellata degli autori confrontati negli spettacoli degli ultimi decenni rivela notazioni storiche spesso ignorate dal pubblico degli appassionati.

Bellini viene mostrato nella sua novità espressiva, al punto di essere un riferimento assoluto per le generazioni successive, vedi Wagner ma anche Verdi.

Donizetti è il musicista della “Restaurazione”, infarcito di classicismo ma capace di un linguaggio conforme alle esigenze di una drammaturgia attenta ai riflessi psicologici del canto. Nel teatro di Debussy la prassi del recitativo accompagnato, tipica della musica francese, determina una visione armonica instabile ed evanescente.

Una particolare sollecitazione viene rivolta la repertorio contemporaneo che, in alcune nazioni, ottiene maggior interesse dello scontato repertorio. Consiglio di prestare attenzione alla recensione di “Nixon in China” diretta da Dudamel a Parigi.

Un libro bellissimo quello di Mattioli ma anche un breviario del tempo presente per riflettere sul gusto dell’ascolto musicale nel mondo che cambia ma che non rinuncia al rito del teatro e a quello della vita.


Sergio Mora



 
 
 

Commenti


LOGOS è una pubblicazione di varia umanità. Contiene interventi originali su diversi argomenti. Scopo è aprire un dialogo fra lettori, il più possibile ampio e approfondito, nel rispetto dei valori civili e culturali che l'Umanità sa esprimere con sentimento e ragione.

bottom of page