Ascoltare con la propria testa
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- 6 gen
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Nicolas Slonimsky: Invettive musicali, Adelphi aprile 2025, pp.430, euro 28,00
Questa provvida edizione italiana dello stagionato libro Slonimisky, edito la prima volta nel 1953, vuole pareggiare i conti con l’odierna informazione via “web” infarcita di insulti e “fake news” al limite della più assurda demenza.
I tempi attuali tornano a quella pseudo libertà di comunicazione che già aveva funestato la libera stampa dalla rivoluzione francese alle autocrazie novecentesche.
Questa antologia di giudizi su musicisti famosi si snoda dall’inizio Ottocento alla seconda metà del secolo scorso.
Era abitudine in campo musicale, ma non solo, emettere sentenze critiche assolutamente prive di fondamento, denigratorie e umilianti nei confronti di persone che basavano la propria vita sull’esercizio della composizione.
In genere tutto ciò che è “nuovo” viene visto e giudicato con sospetto, soprattutto se le novità vogliono aprire nuove modalità di conoscenza e nuovi linguaggi espressivi. Il “negazionismo” ha radici lontane.
E’ interessante notare che Beethoven veniva vituperato e sottovalutato sulla base di alcuni elementi che appartengono alla sua innovazione musicale: il contrappunto denso di motivi e la sovrapposizione delle armonie.
Gli elementi di analisi critica sono esatti ma il loro uso è volto all’emarginazione del lavoro del compositore.
Anche Chopin è visto al di fuori del contesto salottiero e nella sua musica viene stigmatizzato il percorso armonico eccessivamente accidentato, condito da intemperanze ritmiche.
Quello che meno possiamo accettare nella critica è il collegamento “psicosomatico” fra compositore e scrittura musicale. Ad esempio: Beethoven, essendo sordo, non poteva che scrivere in un certo modo.
Bruckner era un frequentatore di trattorie: la sue musiche hanno il riflesso di sbornie non smaltite.
La tristezza di Brahms nasconde la sua incapacità di trovare delle melodie compiute.
Giudizi di questo tipo li abbiamo riscontrati, in tempi più recenti, nella musica rock e nel jazz.
Nessuna patologia è detentrice di un indirizzo estetico e tanto meno l’estetica può essere vista come un paravento dietro cui nascondere delle fragilità o incapacità.
Ancora più sconcertante è leggere notazioni critiche negative di musicisti, sufficientemente bastonati dalla stampa, nei confronti dei propri colleghi: Ciaikovskij, ad esempio, nei riguardi di Brahms.
Gustav Mahler, sottoposto a giudizi al limite dell’insulto, si permetteva, a sua volta, di sottovalutare e disprezzare apertamente alcuni suoi illustri colleghi.
Un tempo l’arte era veramente un campo di battaglia in cui il pubblico era aizzato dagli articoli delle testate giornalistiche.
“L’Augusteo era la ghigliottina che eliminava le nuove reclute con esecuzioni capitali” scriveva Mario Labroca in un suo libro di memorie.
Oggi la critica e l’informazione giornalistica devono manifestare quella dovuta “deontologia professionale” che ha come scopo l’equa formazione del lettore ed il rispetto per il lavoro altrui.
L’impressione che si ricava dalla lettura di questa sapida antologia è quella di essere vissuti in epoche ammantate di civiltà ma in realtà imbevute di intolleranza.
Leggere questo testo ci sarà utile per evitare di cadere in quelle trappole della mente che ci fanno spesso indurre di essere “onniscenti”.
Carlo Boccadoro, curatore della pubblicazione, ci induce a ragionare sui corsi e ricorsi della storia, trovando nel passato un po’ del nostro aleatorio presente.
Sergio Mora





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